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Saturday, May 04, 2019

Come è cambiata la professione infermieristica negli ultimi 50 anni

La professione infermieristica è profondamente mutata negli ultimi 50 anni. E' quanto sostiene Allana Akhtar in un articolo pubblicato su Business Insider ("THEN AND NOW: Here's how being a nurse has changed in the last 50 years"). L'istruzione formale impartita alle infermiere(i) si è fatta più articolata e prolungata ed è di frequente di livello universitario. Quella dell'infermiera(e) sta diventando una professione autonoma rispetto a quella posizione "servile" nei confronti del medico, così comune soltanto qualche decennio fa. Per molti il nursing si sta trasformando, da continuazione del lavoro di cura storicamente affidato alle donne tra le mura domestiche, in una professione rispettata, con possibilità di progressione di carriera. Le infermiere (i) rappresentano ormai la forza lavoro più consistente nel settore sanitario di tutti i Paesi del mondo sviluppato e sempre nuovi campi di specializzazione si profilano all'orizzonte, come l'assistenza infermieristica forense e l'ambito informatico. Si tratta inoltre di una professione in espansione. L'invecchiamento della popolazione nei Paesi più ricchi e al contempo la necessità di mantenere sistemi sanitari economicamente sostenibili, assegnerà alle infermiere in un futuro imminente un ruolo ancora più importante in campo sanitario. Basti soltanto pensare alle prospettive offerte dalla organizzazione e implementazione di un'assistenza territoriale di buon livello, per capire che si tratta di una professione in espansione non solo numerica, ma anche strategica. Nel mentre, negli ospedali i posti letto si sono ridotti, la durata delle degenze si è accorciata e i pazienti spesso presentano problemi sanitari complessi che richiedono giocoforza un'assistenza infermieristica più efficiente e qualitativamente sofisticata. Anche la documentazione infermieristica si sta adeguando alle esigenze della contemporaneità. Fornire cure migliori richiede annotazioni infermieristiche puntuali, accurate e strutturate. E difatti in numerose realtà, con l'avvento della cartella elettronica (negli USA il governo ha stanziato 19,2 miliardi di dollari per incrementare l'adozione delle cartelle cliniche elettroniche), le note infermieristiche digitali stanno diventando prassi corrente.

Tuesday, April 30, 2019

Aumentano in Gran Bretagna i suicidi tra gli infermieri

Sono in aumento i suicidi tra gli infermieri. A dare l'allarme è la rivista inglese Nursing Times (Gemma Mitchell, Figures spark call for inquiry into 'alarming' levels of nurse suicide, 29 aprile 2019) che invoca una maggiore attenzione nei confronti dello stress e delle pressioni cui viene sottoposto il personale del Servizio Sanitario Nazionale. Il Governo britannico è stato sollecitato a svolgere un'indagine urgente. In questi anni di taglio dei costi, di ottimizzazione delle risorse e di razionalizzazione economica si è forse perso di vista il "fattore umano", lo sviluppo di organizzazioni più attente alle esigenze degli operatori, in linea con le acquisizioni della psicologia e della sociologia del lavoro.

Sunday, October 25, 2015

Cervelli in fuga: gli infermieri italiani scappano a Londra.

E', in sostanza, quanto pubblica Il Fatto Quotidiano, il 25 ottobre 2015, in un articolo a firma di Ludovica Liuni (Regno Unito, la "fuga" degli infermieri italiani: "Qui possiamo fare carriera ed essere considerati persone e non numeri"). Stando a quanto riportato dall'articolo, sono già 2500 gli infermieri italiani che hanno attraversato la Manica e trovato lavoro in Gran Bretagna. Spinti da una maggiore possibilità occupazionale, dalla prospettiva di progressioni di carriera e da salari più alti. La situazione appare paradossale. Secondo una statistica OCSE del 2014, in Italia mancano 60mila infermieri, mentre 25mila laureati continuano a rimanere disoccupati. La recessione economica, iniziata nel 2008, sembra avere pesantemente inciso sul sistema sanitario italiano, con chiusura di posti letto e blocco del turnover.

Monday, October 21, 2013

Suicidi e disturbi mentali in aumento tra gli infermieri

Due suicidi ed incremento dei disturbi mentali tra gli infermieri padovani. E' questo il bollettino di guerra diffuso dal Corriere del Veneto del 18 ottobre 2013, nell'articolo "Superlavoro e stress emotivo, gli infermieri dallo psichiatra", a firma di Michela Nicolussi Moro. Le cause: carichi di lavoro eccessivi, ferie e riposi che saltano, doppi turni, una pressione lavorativa crescente. L'impossibilità, aggiungo io, di avere una vita privata autonoma dal lavoro, di coltivare i propri hobby e la propria personalità, di studiare o semplicemente di distrarsi. Di godersi la famiglia e i figli, di avere una qualità di vita accettabile. Insomma, in poche parole, di fare una vita normale e umana. Una situazione non limitata a Padova o al solo Veneto, ma a leggere gli articoli sempre più numerosi della stampa locale italiana, una emergenza, vera, che riguarda l'intero territorio nazionale. Eppure, mi risulta esista una normativa europea che impone a qualsiasi azienda, comprese le aziende sanitarie, di garantire un clima lavorativo ottimale. Per fare in modo che il lavoro non diventi una pena e una maledizione biblica, ma una fonte possibile di autorealizzazione e di gratificazione. L'allarme sulla carenza ormai insostenibile delle risorse infermieristice suona già da diverso tempo, ma nessuno in Parlamento sembra raccoglierlo. L'infermiere è un invisibile e in Italia soltanto le categorie che acquisiscono visibilità sui media che contano riscuotono interesse e ottengono risposta ai loro bisogni.

Monday, September 30, 2013

Infermieri motivati ma delusi

"Infermieri tra malessere e orgoglio" titola in apertura, a tutta pagina, Il Sole 24 ore Sanità del 17-23 settembre 2013. L'articolo riferisce di un'indagine, svolta da Cergas Bocconi e Nursind, sugli infermieri italiani. Dallo studio emerge che l'infermiere tipo italiano è orgoglioso del lavoro che svolge e si identifica con la propria professione, ma percepisce uno scarso riconoscimento da parte della società, della politica e dei media. Inoltre si lamenta di un aumento significativo dei carichi di lavoro, nel corso degli ultimi anni, con un incremento dello stress fisico e psichico a fronte di una gestione aziendale percepita come inadeguata, insufficiente e inefficace. Poco consola che i colleghi tedeschi e olandesi, meglio retribuiti e organizzati, manifestino un'insoddisfazione più marcata degli italiani nei confronti della professione. Infine dalla ricerca emerge un progressivo invecchiamento degli infermieri italiani, che potrebbe determinare nel prossimo futuro dei seri problemi di turnover.

Monday, May 07, 2012

Crisi economica e professione infermieristica

Il segretario generale dell'EFN (Federazione Europea delle Associazioni Infermieristiche) Paul de Raeve ha dichiarato:
Gli effetti della crisi economica sugli infermieri e il settore sono visibili: una effettiva riduzione dei posti di lavoro in tutta Europa, tagli agli stipendi degli infermieri, congelamento dei salari, minori percentuali di assunzioni e di mantenimento dei posti di lavoro e casi in cui si è dovuti scendere a compromessi relativamente alla qualità delle cure e alla salute dei pazienti. In tutta Europa tutto ciò si è tradotto in maggiore lavoro per gli infermieri per poter mantenere gli standard di qualità, allo stesso tempo si richiede agli infermieri stessi di lavorare di più e guadagnare di meno. Mancanza di attrezzature, forniture ridotte e personale inadeguato fanno sì che in tutta Europa la vita dei pazienti sia messa in pericolo quotidianamente. Per far sì che gli infermieri possano mantenere alti gli standard di qualità, devono essere intraprese azioni concrete per migliorare le condizioni di lavoro e la formazione degli infermieri.
(Fonte: Il Sole 24 Ore Sanità)

Friday, January 15, 2010

Da grande farò... L'infermiera

Dopo tanti articoli di stampa che accusano gli infermieri delle peggiori nefandezze, spesso non distinguendo tra le varie figure professionali che si incontrano in campo sanitario (per i giornali, anche quelli più importanti, è infermiere chiunque in sanità indossi una divisa e non sia medico), finalmente ho trovato un articolo che trasmette un'immagine positiva della nostra professione. Nella rubrica "Cosa farò da grande..." del n. 73 di Focus Junior scrive infatti Annalisa Infante:
"Nei telefilm gli infermieri sono degli eroi: sempre di corsa al fianco dei dottori per salvare la vita dei pazienti. Nella realtà, anche se con un po' di "avventura" in meno, sono gli "angeli" degli ospedali. Aiutano i malati che soffrono, somministrano i medicinali, accorrono quando qualcosa non va. E, per i medici, sono un aiuto molto importante. La loro non è una vita facile perché richiede sacrifici, un po' di psicologia e molta disponibilità. Chi ci ha provato, però, assicura che ne vale la pena"
E prosegue:
"Il consiglio, dopo la terza media, è quello di iscriversi a un Liceo che dia una buona preparazione generale. e poi di fare un Corso di laurea in scienze infermieristiche[...]. In una professione d'aiuto, come quella dell'infermiera, l'aggiornamento è essenziale"
Articolo lusinghiero e abbastanza realistico.

Sunday, October 26, 2008

La Simulazione

Chiunque eserciti una professione sanitaria conosce l'imbarazzo di dover praticare per la prima volta una procedura invasiva su un paziente. Ricordo che la mia prima iniezione intramuscolare me la fecero praticare su una vecchietta semicomatosa così che, anche se avessi avuto la "mano pesante", non si sarebbe lamentata. Più traumatica fu la mia prima flebo, praticata a un eroinomane che, in quanto alla capacità di reperire un accesso venoso, era molto più esperto e abile di me. Certo, si arrivava a intervenire sul paziente teoricamente preparati e dopo aver osservato gli infermieri più esperti dei reparti di tirocinio decine di volte (apprendimento per imitazione). Ma un margine di rischio, nel passaggio dalla teoria alla pratica esiste sempre, talvolta anche consistente, e l'esperienza vissuta da operatore e malato può essere, in talune occasioni, anche molto sgradevole.
Ben venga allora la metodologia della simulazione, usando istruttori, manichini, computer e set didattici virtuali in cui mettere alla prova in sicurezza le proprie conoscenze e migliorare le proprie performance. Ideata in America, in ambito militare e per addestrare i piloti di aereo, la simulazione si è presto estesa negli Stati Uniti, già a partire dagli anni Sessanta, ai contesti sanitari. Dapprima e principalmente negli ambienti che si occupano di pazienti critici ( Anestesia e Rianimazione, Sala operatoria, Terapia Intensiva, Pronto Soccorso, Cardiologia, Pneumologia, Neurologia, Pediatria). L'Europa è ancora in ritardo nell'adozione di questa innovativa metodologia didattica e l'Italia è, in Europa, uno dei fanalini di coda. La tendenza, tuttavia, è quella di colmare, anche nel Vecchio Continente, il divario e recuperare il tempo perso. Magari focalizzandosi non soltanto sulle abilità tecniche, ma anche su quelle relazionali e sullo sviluppo delle capacità di medici e infermieri di lavorare efficacemente in team.
La simulazione promette nei prossimi anni di rivoluzionare la didattica, privilegiando l'apprendimento pratico in situazioni cliniche simulate e controllate rispetto alla vecchia e forse superata lezione ex cathedra. Contribuendo a migliorare, nella realtà del lavoro quotidiano, la sicurezza e la soddisfazione di operatori e malati e ottenendo migliori outcome.
Alla simulazione ha dedicato un interessante supplemento Il Sole Sanità nel mese di settembre. Sul Web, alcuni link interessanti sull'argomento sono:
Simulearn
Sesam (Società europea per la simulazione applicata alla medicina)
Imsh (International Meeting on Simulation in Healtcare)

Saturday, October 04, 2008

Infermiere professione qualificata

Sul sito di Repubblica è uscito un articolo a firma di Federico Pace che individua le 30 professioni "senza crisi", quelli che le aziende assumono. E accanto a controller e contabili, programmatori e progettisti, ci sono gli infermieri, insieme a fisioterapisti e assistenti sociali. In un periodo in cui sta aumentando la disoccupazione, anche intellettuale, in tutto il Paese, alcuni "profili qualificati" come quello di infermiere sono richiestissimi dal mercato del lavoro.
Con buona pace delle fiction italiane sugli ospedali, dove l'infermiere è quasi sempre un poveraccio analfabeta e però dal cuore buono o della sgangherata e maleducata infermiera Gemma del programma "Quelli che il calcio", a riprova della stupidità della televisione, almeno di certa televisione, incapace di cogliere i mutamenti sociali.

Saturday, October 20, 2007

... ma il barone-Dio rovina l'Italia

Qualche giorno fa è apparso su La Stampa un articolo dal titolo emblematico: Il barone-Dio rovina l'Italia. Scrive l'estensore dell'articolo: "L'Health Consumer Powerhouse, istituto indipendente di analisi e informazione di Bruxelles, dice che la Sanità italiana è rovinata dai baroni. Molti, troppi nostri medici si credono Dio. [...] Per fortuna qualcuno ci dà una speranza: 'Le giovani generazioni sono meglio, hanno capito che l''aria" è cambiata, che non si può portare avanti gente che non lo merita solo perché ha appoggi o è amico dell'amico"'.
Ritengo che anche il ritardo dello sviluppo della professione infermieristica sia imputabile, nel nostro Paese, in gran parte ad un sistema organizzativo obsoleto, feudale e demotivante, dove il merito è quotidianamente negletto e dove gli interessi e i privilegi particolari prevalgono spesso sull'interesse generale. Un sistema, inoltre, assai poco trasparente.
E' di questi giorni la notizia che il premio Nobel per la Medicina è stato assegnato a un ricercatore nato in Italia, ma emigrato bambino negli Stati Uniti, Mario Capecchi, noto per i suoi studi sull'ingegneria genetica e le cellule staminali. Commenta sarcasticamente Il Sole Sanità: "Ora in tanti si spellano le mani per applaudirlo, celebrando i suoi natali italiani. Ma solo pochi si sono chiesti: ma se fosse rimasto in Italia l'avrebbe mai vinto quel Nobel?".
Riflettiamo dunque e soprattutto speriamo che anche chi ci governa ci rifletta su seriamente.

Saturday, August 04, 2007

In Italia aumento di infermieri negli ultimi quindici anni

Secondo il rapporto Ocse "Healt data" 2007 è in aumento il numero di infermieri nell'area Ocse. Il fenomeno riguarda anche l'Italia.
Nel nostro Paese siamo passati, negli ultimi 15 anni, da 5 infermieri ogni 1000 abitanti a 7 infermieri ogni mille abitanti.
Il futuro rimane però ancora un'incognita.

Tuesday, July 31, 2007

La biblioteca

Viviamo nella società della conoscenza, nell'epoca delle "organizzazioni che apprendono", eppure per chi svolge attività che richiedono un aggiornamento continuo è difficile avere accesso alle informazioni giuste, ai testi di studio, a quelle innovazioni scientifiche che determinano il progresso, aumentano l'efficacia degli interventi, migliorano il servizio, incrementano la soddisfazione dei clienti. Una biblioteca ricca e ben funzionante è una necessità inderogabile per qualsiasi azienda che abbia raggiunto una certa dimensione, per qualsiasi istituzione, a maggior ragione se si occupa della salute dei cittadini.
Nella mia ormai non più breve carriera lavorativa mi sono invece imbattuto in biblioteche di ogni tipo, quasi tutte disfunzionali: biblioteche grandi come sgabuzzini, biblioteche in cui i libri sono tenuti sotto chiave, biblioteche in cui l'accesso è consentito per un'ora qualche giorno la settimana, biblioteche che "non ci sono i soldi per comprare i libri", biblioteche che non sai mai con esattezza dove sono ubicate, nascoste negli anfratti più improbabili, biblioteche che per consultare un testo o prenderlo in prestito devi annunciarti in anticipo. Sempre hai l'impressione di essere un ospite indesiderato, uno sgradito rompicoglioni. Capisci che i libri, se hai ancora l'ambizione, l'orgoglio e il senso di responsabilità di mantenerti aggiornato, te li devi comprare attingendo al magro conto corrente personale. Così non va bene.
Passi per i paesi più avanzati, ormai per noi miraggi irraggiungibili, dove in biblioteca ti puoi fermare a studiare persino di notte, ma anche paesi un tempo considerati "in via di sviluppo" come Cina, India e Corea ci stanno superando sul piano della conoscenza. Un ritardo, il nostro, che comincia a costarci caro. Da noi sembra ancora prevalere la vecchia logica patriarcale e contadina che per tenere più saldamente il potere è meglio concentrare il sapere nelle mani di pochi ed escludere la maggioranza dall'accesso alle informazioni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Saturday, March 17, 2007

Il ministro istituisce una Commissione nazionale sulle scienze infermieristiche

Il ministro Livia Turco, intervenendo alla prima Conferenza nazionale sulle politiche per la professione infermieristica, organizzata dalla Federazione Ipasvi, ha annunciato l'istituzione di una Commissione nazionale sulle scienze infermieristiche. "Fino dalla mia prima esperienza nelle politiche sociali ho compreso che quella dell’infermiere è una figura strategica e fondamentale”, ha detto il ministro e ha aggiunto che occorre un salto culturale che metta fine all'idea dell'infermiere che "affianca". L'infermiere invece, secondo Livia Turco,"organizza e gestisce".
La notizia è riportata da Il Bisturi, in data 16 marzo.
Speriamo non si tratti delle solite belle parole, delle promesse che poi si perdono per strada. Di certo la sanità italiana, nell'interesse degli infermieri e dei cittadini, al di là della ormai improcrastinabile valorizzazione della figura infermieristica, abbisogna di una riorganizzazione profonda, che metta in risalto la trasparenza, il merito, la responsabilità e la buona gestione. Dalla piena attuazione di tali valori siamo purtroppo ancora molto lontani, anche nelle Regioni in apparenza più avanzate.

Monday, September 25, 2006

Conquiste della professione

Quando un dirigente parla di "grande conquista per la professione", a proposito di qualche nuova carica a disposizione nell'organigramma aziendale, non si riferisce in genere a un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dell'intera categoria, ma alla sua propria personale carriera e alla possibilità di ottenere per sé privilegi e prebende. Purtroppo capita ancora di frequente che i più feroci oppressori degli infermieri siano altri infermieri.

Infermieri, più salute quando ci sono

Così titola un trafiletto comparso su Repubblica l'11/05/2006, che riporto per intero: "Si celebra domani, venerdì 12, la 'Giornata internazionale dell'infermiere'. Una figura professionale che nel tempo ha acquistato un ruolo di primo piano. Ciononostante qui da noi, come nel resto del mondo, la mancanza di infermieri sta diventando un'emergenza. Come ha sottolineato al riguardo l'Oms lo scorso 7 aprile durante la 'Giornata mondiale della salute'. Varie ricerche dimostrano che la mancanza di personale sanitario allunga il periodo di degenza dei pazienti. Così domani sarà l'occasione per l'Ipasvi (la Federazione italiana dei collegi infermieri) per chiedere che vengano pianificate con più attenzione le risorse umane a garanzia della salute dei cittadini".

Sviluppare le nursing homes e l'assistenza infermieristica domiciliare

E' quanto, dalle colonne di Repubblica, chiede al Governo che subentrerà all'attuale Annalisa Silvestro, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi degli Infermieri. Una maggiore attenzione alla qualità delle cure sanitarie richiederà la valorizzazione della figura dell'infermiere, risorsa strategica in particolare nella gestione dei bisogni sanitari dei pazienti dimessi dagli ospedali.