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Il valore degli infermieri: invisibile ma fondamentale

Ogni giorno, migliaia di infermieri in Italia affrontano turni massacranti, gestendo un numero di pazienti ben oltre gli standard internazionali. In alcuni reparti, un solo infermiere è responsabile di 8, 10, a volte 15 pazienti, mentre gli standard raccomandano un massimo di 6. Questa disparità evidenzia una carenza strutturale: si stima che manchino oltre 65.000 infermieri nel nostro paese. Nonostante la formazione annuale di circa 10.000 nuovi professionisti, molti scelgono di lavorare all'estero o nel settore privato, attratti da condizioni migliori. 🔍 Un Ruolo Spesso Sottovalutato Il valore degli infermieri va oltre la mera assistenza tecnica. Come sottolinea Duilio Manara, presidente del corso di laurea in Scienze infermieristiche e ostetriche dell'Università Vita-Salute San Raffaele, "l'infermiere si prende cura della persona malata". Questa distinzione è fondamentale: mentre il medico si concentra sulla malattia, l'infermiere si occupa dell'inte...

Dai libri al cinema: come cambiare l’immaginario sull’infermiere

Nel dibattito sull’immagine degli infermieri, spesso si sottovaluta quanto l’immaginario collettivo sia influenzato da libri, film e serie TV. Non basta la competenza: la percezione esterna del nostro ruolo resta confusa e, talvolta, stereotipata. L’infermiere nella letteratura Molti scrittori sembrano avere idee chiare sul ruolo dell’infermiere, ma spesso cadono in stereotipi: il termine “infermiere” diventa sinonimo di “non medico”, con un’enfasi su fisicità e, talvolta, caratteristiche personali esagerate. Mario Desiati, in È proibito amare , mostra la confusione dei giovani lettori sul mestiere, mentre Maurizio De Giovanni, in Gli occhi di Sara , descrive infermiere materne e concrete, in cui la corporeità diventa parte integrante del lavoro. Il problema? Questo tipo di immaginario contribuisce alla scarsa attrattività della professione e alla confusione della società sulle competenze infermieristiche reali. Cinema e TV: tra stereotipi e ritratti realistici Il cinema ha storic...

Infermieri in fuga dalla laurea: più posti che candidati

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  Secondo un recente articolo de Il Sole 24 Ore , quest'anno per la prima volta il numero di domande per i corsi di laurea in Infermieristica non copre i posti disponibili. Con oltre 58.000 posti messi a bando in 41 atenei pubblici, solo circa 33.700 candidati hanno partecipato ai test di ammissione. Questo squilibrio evidenzia una crescente disaffezione verso la professione infermieristica, nonostante la carenza di almeno 70.000 infermieri nel Servizio Sanitario Nazionale. Le cause principali di questa fuga includono stipendi bassi, turni massacranti, scarse prospettive di carriera e un riconoscimento professionale insufficiente. Inoltre, la riforma del corso di laurea in Medicina, con l'introduzione del "semestre filtro", potrebbe spingere alcuni studenti fuori graduatoria a orientarsi verso Infermieristica, sebbene l'effetto sia ancora incerto. Per affrontare questa crisi, il governo italiano ha previsto nella legge di bilancio 2025 un investimento di 2 mili...

L’ultimo turno: riflessioni sulla crisi dei lavori di cura

Negli ospedali, nelle scuole, nelle case di riposo, nei servizi sociali, c’è un filo sottile che tiene insieme la nostra società: sono i lavori di cura. Infermieri, badanti, terapeuti, insegnanti, assistenti sociali… senza di loro, il nostro presente sarebbe più fragile e il nostro futuro in pericolo. Eppure, questi mestieri, fondamentali, continuano a essere poco riconosciuti e scarsamente remunerati. Come spiega Riccardo Maggiolo nel suo articolo su HuffPost   ( L'ultimo turno. Diagnosi di una società vecchia e malata che nessuno cura ), il problema non è solo economico: è culturale. Il valore di un intervento salvavita, di un supporto educativo o di un aiuto concreto a chi è fragile, è incalcolabile. Ma genera poco profitto diretto. Di contro, lavori che producono risultati facilmente misurabili – anche se spesso marginali – sono premiati. C’è poi una questione morale: chi lavora nella cura deve spesso andare oltre il dovere, perché ciò che fa coinvolge direttamente la vi...

Infermieri in fuga: la sanità italiana è a rischio collasso

Ogni anno, circa 10.000 infermieri lasciano il servizio sanitario nazionale. La causa? Pochi soldi, troppo lavoro e zero prospettive. Le corsie degli ospedali sono sempre più vuote, i turni si allungano e la carenza di personale è ormai cronica. Nonostante il recente incentivo fiscale sugli straordinari, la situazione non migliora. I giovani evitano la professione e i sindacati denunciano una crisi strutturale che mina la qualità dell'assistenza e la sicurezza dei pazienti. È urgente un cambio di rotta: investire in formazione, migliorare le condizioni di lavoro e valorizzare la professione infermieristica sono passi fondamentali per evitare il collasso del sistema sanitario.

“L’ultimo turno di un’infermiera”: finalmente un film che racconta la nostra realtà

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Chi lavora nel mondo dell’assistenza sanitaria sa bene che ci sono giornate che sembrano non finire mai. Turni massacranti, reparti sotto organico, corse contro il tempo, decisioni da prendere al volo. È raro però che il cinema riesca a raccontare tutto questo in modo autentico. Con L’ultimo turno di un’infermiera (titolo originale Heldin ), la regista Petra Volpe ci riesce. Il film – presentato alla 75ª Berlinale e in uscita in Italia ad agosto 2025 – ci catapulta in un turno notturno di Floria, giovane infermiera di chirurgia, interpretata da una straordinaria Leonie Benesch . In meno di due ore, viviamo con lei il caos, la responsabilità, il senso di impotenza e, soprattutto, l’invisibilità che spesso accompagna il nostro mestiere. Un film girato col respiro corto Petra Volpe – già nota per film ad alto impatto sociale – costruisce un racconto che non concede tregua. Inquadrature serrate, piani sequenza che restituiscono il fiato corto, ambienti opprimenti. Chi ha vissuto certe...

Il mito dei 10.000 passi: la scienza lo smonta

Un recente studio internazionale pubblicato su The Lancet (coordinato dall’Università di Sydney) rivela che non serve camminare 10.000 passi al giorno per stare in salute: ne bastano circa 7.000 . È quanto emerge da una meta-analisi su 57 studi condotti tra il 2014 e il 2025, considerati paesi diversi (Australia, USA, UK, Giappone) ( Corriere della Sera ). 📌 Perché questa cifra? La soglia dei 10.000 passi nacque negli anni Sessanta come campagna pubblicitaria per vendere un contapassi in Giappone (il modello “Manpo‑Kei”) ed è rimasta un mantra popolare, ma priva di reali evidenze cliniche ( AEMMEDI ). I benefici più robusti si registrano già attorno ai 7.000 passi al giorno, e oltre questa soglia miglioramenti aggiuntivi sono modesti sul fronte della mortalità generale ( Corriere della Sera ). 🧠 Benefici specifici emersi 🔹 Mortalità generale: 4.000 passi/giorno già riducono significativamente il rischio di morte per qualunque causa ( Corriere della Sera ). La rid...